Diciamo, si e no! Le ricerche hanno evidenziato che vi sono maggiori probabilità che i bambini che iniziano l'apprendimento di una seconda lingua in età precoce, sviluppino migliori abilità di pronuncia, tali da rendere il loro linguaggio non distinguibile da quello dei madrelingua.
D'altro canto, vi sono maggiori probabilità che coloro che iniziano in età adulta mantengano un accento "straniero" per tutta la durata dell'apprendimento. Ma questo è tutto.
Le ricerche hanno inoltre messo in luce che nelle prime fasi dell'apprendimento, gli adulti e gli adolescenti ottengono risultati sotto molto aspetti più soddisfacenti rispetto ai più giovani. Ossia, gli allievi adulti imparano molto più rapidamente dei bambini.
Il concetto noto nell'ambito delle scienze linguistiche come l'Ipotesi del Periodo Critico (l'asserzione che i bambini devono essere esposti ad una lingua straniera prima della pubertà o altrimenti non impareranno mai) è oggigiorno oggetto di ampie critiche.
Non esiste alcuna prova certa che il processo di lateralizzazione (l'emisfero sinistro del cervello si specializza nelle funzioni del linguaggio) termini con la pubertà; nemmeno, esiste un reale consenso inerente l'affermazione che una diminuzione della plasticità del cervello dovuto all'età inibisca comunque l'apprendimento.
Non necessariamente. Il tipo di intelligenza misurato dai test del QI non costituisce un indicatore sufficiente delle capacità di apprendimento delle lingue. D'accordo, è più probabile che coloro che ottengono punteggi più elevati nei testi del QI, conseguano risultati più positivi anche in tutti gli altri tipi di test, ivi compresi i test sulle lingue. Potrebbero anche ottenere risultati più apprezzabili nell'ambito di una classe scolastica, dove viene posta maggiore enfasi sulle regole grammaticali e sul vocabolario.
Ma parlare correttamente una lingua straniera non è una mera questione di intelligenza, così come la comunicazione non equivale alla conoscenza delle regole del linguaggio. Tutti i ricercatori di linguistica sono concordi nell'affermare che tutta una serie di capacità intellettuali, sociali e interpersonali nonché l'attitudine generica individuale concorrono all'apprendimento di una lingua.
Stabilire quale stile di apprendimento sia più adatto a te costituisce un fattore chiave nell'acquisizione delle competenze. E ricorda: non esiste alcuna prova empirica che una persona "intelligente" abbia una memoria più persistente. Fra coloro che hanno abbandonato gli studi scolastici, almeno in ambito linguistico, si contano anche persone estremamente brillanti!
Questa affermazione è sostanzialmente vera. La motivazione di uno studente è il fattore determinante chiave della qualità e del successo dell'apprendimento di una lingua straniera. La motivazione fornisce l'impulso ad intraprendere l'esperienza ed una spinta trainante per sostenere il noioso processo di apprendimento. Più sarai motivato ad imparare una lingua, maggiori saranno le tue probabilità di successo.
Questa è una buona notizia per gli studenti di lingue adulti: ti trovi ben oltre l'età "critica"; senti inoltre che il tuo cervello è un po' arrugginito non avendo usato materiali didattici da parecchio tempo; ma vuoi intensamente e fortemente imparare una lingua straniera. Se è così, hai tutto quanto serve!
Se non è così, non disperare. Esistono dei mezzi per fare crescere la tua motivazione. In una sezione del sito, ti guideremo attarverso le ultime ricerche in materia di studi motivazionali e ti offriremo alcuni importanti consigli per modificare il modo di giudicare te stesso e l'apprendimento.
Stranamente questa è un'impressione, errata, che hanno gli studenti coinvolti in un lavoro di gruppo. Tuttavia, le ricerche sulle classi scolastiche hanno evidenziato che gli studenti non fanno molti più errori parlando con i loro colleghi di quanti ne facciano parlando con i loro insegnanti.
Anche questa è un'impressione errata. Le ricerche sulle classi scolastiche hanno evidenziato che taluni concetti si imparano comunque prima di altri (vedi punto 6!), a prescindere dalla complessità della nozione ricevuta. Ossia, non è necessario seguire la semplice struttura di un progetto ben architettato per imparare "prima le cose principali". Il "linguaggio di uno straniero", come il "linguaggio di un insegnante" hanno spesso uno svolgimento non intenzionale: sia i madrelingua che gli insegnanti adattano la complessità del loro linguaggio, rendendo l'interazione più accessibile a coloro che non sono dei madrelingua.
Hai ragione, e indovina, non sei il solo! Nelle situazioni tipiche di una classe scolastica, non tutte le nozioni messe a disposizione degli studenti saranno acquisite pienamente e, di fatto, talune di esse non si trasformeranno mai in conoscenza. L'apprendimento è, dopo tutto, un processo di sviluppo e la maggior parte degli esperti di linguistica sono concordi nel ritenere che taluni concetti non possono essere imparati se lo studente non è conseguentemente "pronto" ad accettarli.
Le ricerche hanno inoltre messo in luce, e questa è una buona notizia, che gli studenti spesso imparano molte nozioni che nessuno ha mai insegnato loro. Probabilmente sono le primissime fasi che risultano molto frustranti; la pratica della comunicazione è sempre più vantaggiosa man mano che il tempo passa e, ovviamente, lo studente diventa sempre più bravo a scoprire da sè la maggior parte delle regole del linguaggio.
Ciò è assolutamente vero per i bambini che imparano la loro prima lingua. Ma nella maggior parte dei casi, uno studente di lingue non può leggere in pratica la quantità di testi che un bambino legge nel corso della sua scolarizzazione. Le ricerche provano che gli studenti di lingue beneficiano in modo particolare del materiale di lettura che ritengono interessante e importante; e ciò vale anche per qualunque genere di attività in cui sono coinvolti.
Hai già provato? Si sostiene che sono sufficienti 1000 parole per riuscire a comunicare. Non esiste alcuna prova empirica a sostegno di questa asserzione. Anche se fosse vera, non sarebbe comunque una gran quantità di vocabolario. Chiunque potrebbe riuscirci!
Tali affermazioni sono per lo più inesatte. Tutti i linguisti convengono che non esistono linguaggi "difficili" o "semplici". Tutte le lingue sono uguali in termini di complessità sotto tutti gli aspetti, fonologia (sistema dei suoni), struttura grammaticale e sematica (significato delle parole).
Per quanto riguarda l'acquisizione della prima lingua, i bambini nel mondo sviluppano il loro linguaggio o imparano a scrivere contemporaneamente. Inoltre, il ruolo basilare del linguaggio è la comunicazione, un comportamento umano universale che viene adottato a prescindere dal codice utilizzato.
Tuttavia, la maggiore differenza fra le lingue del mondo risiede nel loro sistema di scrittura. Uno studente straniero potrebbe facilmente "scoraggiarsi" quando affronta un alfabeto "esotico". Ciononostante, l'apprendimento di un sistema di scrittura straniero costituisce solo una piccola parte del processo di apprendimento.
Prendiamo tre bambini di pari intelligenza, diciamo rispettivamente di Francia, Russia e Cina, tutti abituati ad un differente sistema di scrittura e tutti allo stesso punto di inizio dello studio dell'Inglese. A pari condizioni di durata e di intensità dell'apprendimento, molto probabilmente i risultati dei loro test saranno simili. Molto sorprendentemente, avranno fatto anche gli stessi errori.
È un dato di fatto che alcune lingue hanno immense analogie. Anche i linguaggi appartengono a famiglie ed hanno quindi parecchie caratteristiche comuni; suoni simili, vocabolario affine e ordine delle parole identico. È più facile per uno Spagnolo imparare l'Italiano rispetto a un Tedesco? (Spagnolo e Italiano, diversamente dal Tedesco, appartengono alla famiglia delle lingue neo-latine, ma tutte e tre adottano l'alfabeto Romano). Gli scienziati del linguaggio non condividono questa affermazione. In generale, sembra più facile "ricordare" una lingua con suoni familiari e parole di cui è possibile immaginare il significato. Ma tuttavia, ciò comporta allo stesso tempo anche una gran quantità di errori, poiché lo studente estende alcune similarità parziali alle due lingue; ed è provato che questi errori sono i più difficili da estirpare.
Non sempre. È stata una credenza comune diffusa per decenni che senza un insegnante madrelingua, l'apprendimento sarebbe risultato parziale o comunque imperfetto. Tuttavia, tale asserzione è stata di recente messa in dubbio.
Innanzitutto e soprattutto, gli insegnanti non madrelingua sono di numero maggiore rispetto agli insegnanti madrelingua (soprattutto di Inglese!) e il divario fra i due gruppi è in aumento.
Inoltre, l'insegnante non madrelingua, un tempo accusato di scarsa efficienza, viene ora rivalutato per la sua capacità di prevenire ed evitare più efficacemente le difficoltà della lingua e per la sua empatia con gli studenti.